Santoro scatenato

La logica di una volontà di provocazione come quella che caratterizza il lavoro professionale di Michele Santoro ha un che di inesorabile. Per mantenere la credibilità, cioè la coerenza, del suo atteggiamento, deve scontrarsi con tutte le convinzioni più generalizzate. Quando se la prende con il pigro senso comune esercita anche una funzione, irritante ma non banale. Però oramai, dopo anni di denunce strillate, il suo diapason diventa sempre più alto.
14 APR 09
Ultimo aggiornamento: 19:12 | 15 AGO 20
Immagine di Santoro scatenato
La logica di una volontà di provocazione come quella che caratterizza il lavoro professionale di Michele Santoro ha un che di inesorabile. Per mantenere la credibilità, cioè la coerenza, del suo atteggiamento, deve scontrarsi con tutte le convinzioni più generalizzate. Quando se la prende con il pigro senso comune esercita anche una funzione, irritante ma non banale. Però oramai, dopo anni di denunce strillate, il suo diapason diventa sempre più alto, e per raggiungerlo deve attaccare anche, anzi soprattutto, le convinzioni basate sul buon senso.
E’ così che dopo essersi dedicato a parlar male di Garibaldi, essersi esibito in contumelie contro la Madonna, non poteva esimersi dallo sparare sulla Croce Rossa, come ha fatto nell’ultima trasmissione di Annozero, dedicata a smentire l’efficacia e la tempestività dei soccorsi portati dalla protezione civile ai terremotati de L’Aquila.
Nella nostra letteratura esiste fin dalle origini un filone volutamente provocatorio, che si è snodato per secoli, da Cecco Angiolieri a Curzio Malaparte. Attorno a quest’area ristretta ma urticante c’è sempre stata una vasta area culturale dedita alla deprecazione dei mali della “serva Italia”. Santoro probabilmente si sente l’epigono di questa tradizione provocatoria e punta ad assumere un ruolo centrale in quella deprecatoria, che resta amplissima. Non si può dire che ci riesca, soprattutto a causa della sua incapacità di variare i toni, che rende sempre più ossessivamente eguali a se stesse tutte le sue esibizioni mediatiche. Allora ricorre al vittimismo e alla ricerca dell’effettaccio, esercizi nei quali, invece, è maestro. Ma la logica inesorabile della provocazione sistematica lo spinge su terreni sgradevoli non solo per i suoi avversari. Ottiene il suo scopo, che è quello di restare al centro dell’attenzione, ma il costo in termini almeno di buon gusto è sempre più salato.